Page 3 - ID - Informazioni della Difesa n. 02 del 2026
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N el cuore de L’Aquila, città simbolo di dolore ma anche di rinascita, il
Ministro della Difesa Guido Crosetto ha pronunciato un intervento
intenso e fortemente emotivo in occasione delle celebrazioni per il
165° anniversario dell’Esercito Italiano. Un discorso che ha intrecciato
memoria, riconoscenza e attualità geopolitica, mettendo al centro il valore umano e
istituzionale delle Forze Armate.
Crosetto ha aperto il suo intervento con un omaggio solenne alla Bandiera di Guerra
dell’Esercito e ai familiari dei caduti, definiti custodi della memoria nazionale. Un
IN EVIDENZA
passaggio carico di partecipazione emotiva, nel quale il Ministro ha voluto ribadire
come il sacrificio di chi ha dato la vita per il Paese rappresenti un patrimonio morale
da preservare e tramandare. Nel ricordo dei militari caduti, Crosetto ha evocato
anche le 309 vittime del terremoto del 6 aprile 2009, sottolineando come L’Aquila
sia stata scelta quale sede della celebrazione proprio perché esempio concreto di
resilienza e ricostruzione.
Nel suo intervento, il Ministro ha ricordato il ruolo svolto dall’Esercito e dalle Forze
Armate durante le emergenze nazionali, evidenziando come nei momenti più
difficili lo Stato si renda visibile attraverso l’opera silenziosa dei suoi servitori.
“È nella tragedia che si riconoscono le istituzioni”, ha affermato, sottolineando come
uomini e donne in uniforme rappresentino spesso la prima risposta concreta alla
paura e alla solitudine dei cittadini.
Uno dei passaggi più significativi del discorso è stato dedicato al significato
profondo del giuramento militare. Crosetto ha spiegato come chi indossa una
divisa accetti consapevolmente di mettere a rischio la propria vita non soltanto per
difendere i propri cari, ma anche persone sconosciute, la collettività e le istituzioni
democratiche. Un sacrificio che il Ministro ha definito unico e non paragonabile ad
altre professioni, perché fondato su doveri superiori e sulla disponibilità estrema al
servizio dello Stato.
Ampio spazio è stato riservato anche allo scenario internazionale. Crosetto ha parlato
di un “mondo impazzito”, segnato dal ritorno della guerra nel continente europeo e
da crisi internazionali sempre più vicine all’Italia. Citando il conflitto in Ucraina, il
Ministro ha utilizzato dati estremamente forti per rendere concreta la brutalità della
guerra moderna: “Una città come L’Aquila, sul fronte ucraino, 70mila abitanti, dura
due mesi”. Ha poi ricordato che, secondo le stime citate nel suo intervento, “sono
35mila i russi che muoiono ogni mese sul fronte ucraino” e che “per conquistare
un chilometro quadrato muoiono tra le 250 e le 300 persone”. Numeri evocati non
per alimentare lo scontro, ma per sottolineare quanto il conflitto contemporaneo
abbia riportato nel cuore dell’Europa una devastazione che molti ritenevano ormai
impensabile.
Nel passaggio forse più identitario dell’intervento, il Ministro ha rivendicato il
cosiddetto “modello italiano” nelle missioni internazionali. Dai Balcani all’Afghanistan,
dal Libano all’Africa, i militari italiani sono stati descritti come soldati capaci di
coniugare forza e umanità, sicurezza e rispetto delle popolazioni locali. Un approccio
che, secondo Crosetto, ha costruito nel mondo l’immagine migliore dell’Italia: quella
di uomini e donne che, pur armati, tendono la mano invece di imporre la paura.
Il Ministro ha infine rivolto un pensiero ai sacrifici quotidiani del personale militare:
lontananza dalle famiglie, trasferimenti continui, rinunce personali e missioni
improvvise. “Non privilegi, ma doveri superiori”, ha ribadito, chiedendo rispetto e
riconoscenza per chi serve il Paese ogni giorno, anche lontano dai riflettori.

