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I l conflitto fra Stati Uniti e Repubblica Islamica di elio, essenziale per la fabbricazione dei
dell’Iran ha imposto una revisione brutale
semiconduttori, di cui il Qatar è fra i principali
dei paradigmi della globalizzazione. In senso produttori.
opposto alla narrazione dominante, la crisi
Questa crisi non è paragonabile agli shock
attuale dimostra che la geografia come l’economia petroliferi degli anni Settanta. All’epoca, la scarsità
non sono categorie neutre, bensì profondamente era dettata da decisioni politiche di embargo
militarizzate. Lo Stretto di Hormuz non è mai sui volumi produttivi; oggi il sistema globale
stato “solo” un’arteria energetica, ma un’arma di opera in un contesto di relativa abbondanza
coercizione e pressione asimmetrica nelle mani grazie alla rivoluzione dello shale oil americano
di Teheran e il rischio di una nazionalizzazione e alle riserve strategiche dei paesi. Tuttavia, la
de facto di questo collo di bottiglia rappresenta vulnerabilità si è spostata dalla disponibilità e dal
l’ultima evoluzione di una conflittualità fra controllo della risorsa alla sicurezza fisica delle
potenze che sfrutta la vulnerabilità sistemica rotte. Se prima il potere dei produttori risiedeva
delle infrastrutture e dei flussi per paralizzare il nella facoltà di chiudere il rubinetto, oggi consiste
commercio internazionale a scopi geopolitici. nella possibilità di interdire i flussi in un sistema
La strategia dell’Iran non ha mirato a una chiusura altamente interconnesso e ipersensibile, dove
totale e permanente, scenario che avrebbe la cosiddetta “ridondanza infrastrutturale” è
colpito le sue stesse esportazioni, ma a una stata spesso sacrificata sull’altare dell’efficienza
instabilità selettiva e intermittente. Attraverso economica.
una “guerriglia marittima” che impiega mine Il baricentro della crisi è in Asia. Cina, India,
navali (un arsenale stimato tra le 5.000 e le Giappone e Corea del Sud dipendono dalla
6.000 unità), barchini veloci e missili costieri, stragrande maggioranza del petrolio e da circa
Teheran ha creato un ambiente ad alto rischio. l’80% del gnl che transita da Hormuz. Eppure
Obiettivi e risultati sono stati prima psicologici Pechino, facilitata dalla chiusura selettiva
poi economici: colpendo o minacciando operata da Teheran, che esporta oltre l’80% del
selettivamente il naviglio legato ai paesi ostili, suo petrolio in Cina, ha reagito consolidando
ha innescato un blocco indiretto generato dal una rete logistica parallela composta da flotte
mercato assicurativo, con premi per il rischio fantasma e raffinerie indipendenti concentrate
bellico che rendono il transito insostenibile per nella provincia dello Shandong (teapot) che
la gran parte degli operatori. continuano a importare greggio iraniano, spesso a
Nel breve termine, il traffico è crollato da oltre prezzi scontati, aggirando le sanzioni occidentali.
120 navi al giorno a meno di dieci, con un balzo Ne deriva la progressiva formazione di un circuito
dei prezzi del petrolio e del gnl e una paralisi energetico sino-iraniano parzialmente autonomo
logistica che ha messo sotto pressione le capacità e immune ai circuiti tradizionali occidentali.
di stoccaggio nei paesi produttori per rischio di In questo scenario, il progetto IMEC, l’alternativa
saturazione. Nel medio termine, emerge uno strategica alla Belt and Road Initiative cinese,
shock a “combustione lenta”: attraverso Hormuz rivela una fragilità strutturale derivante proprio
transita circa un terzo del commercio globale dalla sua configurazione geografica e politica.
di fertilizzanti, oltre il 30% dell’urea e circa il Concepito per collegare i porti indiani di Mumbai
20% dell’ammoniaca, insieme a quasi la metà a quelli europei, attraverso il Medio Oriente, con
del commercio marittimo di zolfo, componente gli hub logistici degli Emirati Arabi Uniti, la rete
essenziale per la produzione agricola e numerosi ferroviaria di Arabia Saudita e Giordania, e il
processi industriali. L’interruzione di questi porto di Haifa in Israele, la guerra a Gaza e le
corridoi compromette la sicurezza alimentare azioni degli Houthi nel Mar Rosso ne avevano già
mondiale, minacciando i raccolti futuri e colpito i margini periferici del progetto, ovvero il
innescando una crisi che colpisce anzitutto i nodo terminale mediterraneo e le rotte di transito
paesi in via di sviluppo. Una crisi prolungata marittimo esterne al Golfo, mentre ora il blocco
potrebbe poi portare al collasso delle catene di Hormuz ne ha spostato la distruzione nel suo
del valore manifatturiere e dell’elettronica cuore nevralgico.
avanzata a causa, ad esempio, della carenza
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